Cloud e Pubblica Amministrazione: come il PNRR trasforma la PA

Cloud e Pubblica Amministrazione vanno a braccetto nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), che ha stabilito come l’Italia sfrutterà i fondi miliardari previsti per ripartire con ancora più slancio. Per riuscirci, il cloud e la Pubblica Amministrazione sono centrali. Gli enti pubblici, infatti, hanno bisogno di strumenti più moderni e più agili, in grado di supportare un percorso di accelerazione digitale quanto mai indifferibile. 

Negli ultimi due anni la PA ha interpretato ancora di più il ruolo centrale che assume nella vita delle persone: rafforzare tale posizione facendo leva sull’innovazione digitale, il cloud e la governance del dato è la strada da seguire per trasformare il PNRR da opportunità a garanzia. 

Ed è tutto nero su bianco: al capitolo “Digitalizzazione PA” del PNRR sono previsti 6,14 miliardi di euro, suddivisi per sette categorie di investimenti e tre riforme che identificano i passaggi che inequivocabilmente devono segnare la trasformazione digitale. Uno di questi è proprio il tema del “cloud first” e dell’interoperabilità. 

 

Cloud e Pubblica Amministrazione: l’opportunità del PNRR 

In altre parole, il PNRR è un’occasione irrinunciabile, un’opportunità che il sistema-Paese attendeva da tempo per poter rilanciare l’infrastruttura digitale: cloud e Pubblica Amministrazione devono interpretare in modo vincente le sfide di oggi e quelle del domani. 

Perciò, il PNRR stanzia, per esempio, un miliardo di euro per l’abilitazione e la facilitazione della migrazione al cloud. Poter passare al cloud implica una serie di vantaggi innegabili sia per le amministrazioni centrali (già oggi più strutturate) sia per quelle locali (che senza un supporto così esteso rischiano di restare indietro). Tra questi: 

  • accedere a un’infrastruttura scalabile; 
  • rafforzare la sicurezza informatica; 
  • aumentare le prestazioni dei sistemi informativi. 

Si tratta di situazioni quotidiane, ma che sono centrali per il miglioramento complessivo e organico delle PA.  

Il ministro dell’Innovazione Tecnologica e della Transizione Digitale, Vittorio Colao, è stato netto: il 95% dei server delle PA non è sicuro. Con il cloud, la Pubblica Amministrazione può rilanciarsi colmando le lacune che per anni sono rimaste irrisolte. 

 

Il sodalizio fra cloud e Pubblica Amministrazione 

Per tale motivo, il PNRR prevede che, nello sviluppare il rapporto fra cloud e Pubblica Amministrazione, venga data la massima priorità a una gestione organica e coerente delle infrastrutture digitali degli enti pubblici. L’idea è semplice: fino a oggi l’organizzazione frammentata ha avuto come conseguenza la nascita di tanti punti deboli nella catena della Pubblica Amministrazione. In altre parole, tante PA sono rimaste tecnologicamente arretrate e tale arretratezza oggi fa ancora più rumore.  

Una strategia di cloud nazionale, che possa quindi rafforzare i server, le pratiche e la gestione delle infrastrutture di tutti gli enti pubblici - nazionali, regionali o locali - serve a coordinare uno sforzo di innovazione che possa coinvolgere l’intero patrimonio digitale pubblico. 

I benefici previsti vanno infatti a toccare sia le persone che usufruiscono dei servizi delle PA sia le aziende stesse. Per esempio: 

  • maggiore affidabilità delle piattaforme online, anche quando il carico di accessi è superiore alla norma; 
  • più sicurezza nel trattamento dei dati personali, specialmente quelli sanitari; 
  • maggiore interoperabilità fra le varie organizzazioni, sempre partendo dal principio del “cloud first”. 

 

Un binomio inevitabile 

La strategia alla base del PNRR serve a concepire cloud e Pubblica Amministrazione come un binomio che ormai è inevitabile: serve a costituire uno scheletro digitale innovativo, resiliente e che potrà essere scalato in futuro per assecondare le esigenze di crescita.  

Il ruolo della Pubblica Amministrazione, infatti, è destinato a essere più organico nel tessuto nazionale. Quindi, i suoi servizi saranno usati da più persone, avranno bisogno di essere forniti meglio e più velocemente e dovranno, inoltre, rispettare normative di protezione dei dati personali sempre più stringenti con la migrazione dei dati più sensibili (soprattutto quelli catalogati come “critici” e “strategici”) che dovranno essere gestiti da un Polo Strategico Nazionale. 

La situazione contingente ha mostrato l’opportunità di trasformare la PA. Il PNRR ha fornito gli strumenti per farlo. 

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