La cloud migration serve alle aziende per restare competitive e guadagnare la flessibilità necessaria a organizzare la propria infrastruttura a seconda delle esigenze del business. I benefici dell’adozione del cloud sono ormai evidenti: costi più governabili, maggiore scalabilità e nuove opportunità in termini di DevOps e agile development. La migrazione, però, è un processo che va curato nei minimi dettagli, per non rischiare di trasformare un’opportunità in un danno potenziale per l’impresa.
Maticmind - Zenita Group, IT System integrator italiano, affianca le organizzazioni nella cloud journey fin dal momento della progettazione del business case, che fungerà da base per le valutazioni necessarie alla costruzione del programma di interventi per la migration vera e propria. Il supporto di Maticmind, però, non termina a migrazione avvenuta, ma prosegue anche dopo, con l’ottimizzazione dei costi e delle performance della Nuvola.
Sfide, rischi e problematiche comuni nella migrazione
La cloud migration rappresenta una leva strategica per l’innovazione, ma richiede un approccio strutturato per evitare interruzioni operative, inefficienze o costi imprevisti. Tra le principali sfide si trovano la complessità di integrazione con i sistemi legacy, la gestione della sicurezza dei dati in ambienti distribuiti, il rischio di downtime durante il passaggio e la necessità di ridefinire ruoli, competenze e processi interni.
Una migrazione non pianificata nel dettaglio può portare a inefficienze significative: ad esempio, il mancato dimensionamento delle risorse o l’assenza di una strategia di governance dei servizi cloud può generare sprechi economici e ridurre la visibilità sulle performance. Inoltre, la mancanza di competenze interne o di un partner tecnologico esperto può rendere difficile affrontare la complessità delle architetture multicloud e ibride.
Le strategie di migrazione più efficaci
Per governare correttamente la transizione al cloud è fondamentale definire una strategia di migrazione coerente con gli obiettivi di business e con la maturità digitale dell’organizzazione. In questo contesto, il modello delle “7 R” – Rehost, Replatform, Repurchase, Refactor, Retire, Retain, Relocate – rappresenta una guida di riferimento utile per individuare il percorso più adatto a ciascuna applicazione o carico di lavoro.
Ogni strategia implica un diverso livello di complessità e di investimento: il lift and shift (Rehost) consente di migrare rapidamente le risorse senza modifiche sostanziali, il replatforming introduce ottimizzazioni mirate, mentre il refactoring prevede una riprogettazione più profonda per sfruttare appieno il potenziale del cloud-native. Al tempo stesso, è essenziale valutare quando ritirare (retire) o mantenere (retain) alcune applicazioni on-premise, o quando sostituirle (repurchase) con soluzioni SaaS già pronte.
Maticmind accompagna le aziende nella scelta e combinazione delle strategie più efficaci, costruendo una roadmap personalizzata che consente di ridurre i rischi, controllare i costi e massimizzare il valore degli investimenti nel cloud.
Cloud migration: come governare i costi
La cloud migration – in particolare quando intesa come passaggio a logiche di cloud ibrido – è un processo che sempre più aziende stanno affrontando durante il percorso di trasformazione digitale per coniugare prestazioni, sicurezza e controllo. Poterlo effettuare al meglio è centrale: è essenziale, infatti, non commettere gli errori più comuni, vale a dire sottostimare i costi e non predisporre un percorso chiaro di adozione.
I principali problemi che possono verificarsi post-migrazione sono, infatti, il risultato di una cattiva progettazione pre-migrazione. In altre parole: l’organizzazione non ha individuato con attenzione il suo business case - che guida l’adozione del cloud – e, quindi, l’insieme di azioni e interventi per evolvere l’infrastruttura aziendale.
Per esempio, per accelerare i tempi della cloud migration, molte imprese preferiscono una soluzione Infrastructure as a Service (IaaS). Così facendo, però, non colgono tutti i benefici di un approccio completamente cloud-native, capace di coinvolgere anche tutto il mondo applicativo, che dalle logiche Platform as a Service (PaaS) trae i vantaggi più importanti.
Un ulteriore errore che viene comunemente commesso dalle organizzazioni riguarda l’overprovisioning, ovvero l’eccesso di risorse rispetto a quelle effettivamente necessarie. Si tratta di una logica che nasce dal passato, quando l’acquisto di apparecchiature più performanti di quanto effettivamente necessario serviva a prolungarne l’attività: nel cloud non è la stessa cosa e l’overprovisioning, in un contesto “pay per use”, può significare un inutile aumento dei costi ricorrenti.
Il ruolo di un consulente nella cloud migration
Affrontare una cloud migration in autonomia può esporre l’azienda a rischi tecnici, inefficienze economiche e rallentamenti operativi. Un consulente esperto svolge un ruolo cruciale nel tradurre la strategia di business in un percorso di adozione strutturato, sicuro e sostenibile.
Il primo passo è la definizione del business case: analizzare costi, benefici e rischi del passaggio al cloud permette di comprendere dove generare valore e come misurarlo nel tempo. Successivamente, il consulente guida la scelta delle strategie di migrazione più adeguate, identificando per ogni carico di lavoro il modello più efficiente tra le 7 R – dal rehost al refactor – e costruendo una roadmap di interventi progressiva.
Il valore del partner emerge soprattutto nella fase di governance, dove è necessario garantire continuità operativa, sicurezza e controllo dei costi. Un consulente qualificato non si limita alla migrazione tecnica, ma introduce metodologie di monitoraggio, ottimizzazione e compliance in linea con le policy aziendali e con gli standard del settore.
Come scegliere il consulente giusto per la migrazione cloud
La scelta del consulente giusto è un passaggio determinante per il successo di una cloud migration. Il partner ideale non si limita a trasferire infrastrutture o applicazioni in cloud, ma accompagna l’organizzazione in un percorso di trasformazione tecnologica e culturale, in cui governance, sicurezza e controllo economico diventano parte integrante della strategia IT.
Un buon consulente deve innanzitutto dimostrare una solida esperienza trasversale nelle principali piattaforme cloud – pubbliche, private e ibride – e la capacità di integrarle in ecosistemi complessi, evitando fenomeni di lock-in con i provider. È inoltre essenziale che sappia gestire l’intero ciclo di vita del progetto: dall’assessment iniziale (analisi dei sistemi legacy, TCO e readiness al cloud), alla definizione del business case, fino alla gestione post-migrazione, con attività di monitoraggio e ottimizzazione continua.
Un altro elemento chiave è la competenza nella sicurezza e nella compliance. La protezione dei dati, la gestione delle identità e la conformità normativa – in particolare per settori regolamentati come finance, healthcare o public sector – devono essere al centro di ogni decisione tecnologica.
Non meno importante, un consulente di valore deve offrire una visione di lungo periodo, aiutando l’azienda a costruire una roadmap evolutiva e sostenibile, che tenga conto dell’innovazione futura (AI, automazione, edge computing) e delle esigenze specifiche del business.
Valutazione dell’infrastruttura esistente e readiness aziendale
Prima di avviare una migrazione al cloud è indispensabile condurre una valutazione approfondita dell’infrastruttura IT esistente e della readiness aziendale — cioè del grado di preparazione dell’organizzazione ad affrontare il cambiamento. Questa fase preliminare è cruciale per identificare rischi, colli di bottiglia e opportunità di ottimizzazione, evitando decisioni affrettate che potrebbero compromettere le performance o aumentare i costi operativi.
L’analisi parte da un assessment tecnico, che comprende la mappatura di server, applicazioni, database, sistemi di rete e dipendenze interne. L’obiettivo è comprendere quali componenti siano pronte per la migrazione (cloud-ready), quali necessitino di interventi di replatforming o refactoring, e quali invece sia più efficiente mantenere on-premise o sostituire con soluzioni SaaS.
Accanto alla valutazione tecnologica, è fondamentale esaminare anche la readiness organizzativa: processi, competenze interne, cultura aziendale e capacità di gestione del cambiamento. Spesso, infatti, la migrazione al cloud richiede un’evoluzione nei modelli di lavoro, nell’approccio alla sicurezza e nelle responsabilità dei team IT e di business.
Maticmind aiuta le aziende, innanzitutto, a identificare il business case sottostante alla cloud migration. Ciò significa, dopo aver identificato il Total Cost of Onwershop (TCO) dell’infrastruttura pre-cloud:
- pianificare gli interventi;
- adottare le tecnologie che consentono di identificare i consumi dei vari Cloud Services Provider (CSP) per ogni servizio;
- costruire dei modelli che forniscano una chiara evidenza dei costi e di ciò che può essere fatto per ottimizzarli.
Una prospettiva unica dell’infrastruttura informatica è ancora più centrale negli ambienti multicloud, dove coesistono i cloud di più vendor, ciascuno con logiche di costi differenti, e che Maticmind aiuta a tradurre in un unico flusso coerente e organizzato.
Per altro, tante organizzazioni sottovalutano alcuni costi del cloud, fra cui il trasferimento dei dati cross-zone e cross-region, e il modo in cui cambiano le licenze: spesso serve una modifica profonda dei contratti con i fornitori per riadattarle agli ambienti cloud.
Come Maticmind aiuta le organizzazioni che migrano verso il cloud
Progettare a dovere il cloud richiede un buon controllo degli aspetti economico-finanziari e prestazionali: in questo senso, gli strumenti di Maticmind supportano la migrazione al cloud, la verifica del dato e anche il rilascio in produzione del database sulla piattaforma del CSP. Le soluzioni offerte da Maticmind possono anche spingersi, quando e se necessario, al replatforming.
L’esperienza del System Integrator viene messa al servizio dei clienti durante e dopo la cloud migration per evitare il fenomeno di lock-in - che spinge le organizzazioni a chiudersi nella soluzione di un vendor senza godere dei benefici di un approccio allargato - e per rendere l’infrastruttura dei CSP più trasparente e comprensibile.
A migrazione avvenuta, infine, Maticmind continua a supportare le aziende con un costante fine tuning dei costi e delle prestazioni. Il cloud continua a evolvere e con esso anche gli investimenti e le tecnologie: è fondamentale continuare a gestire al meglio la Nuvola per riuscire ad approfittare dei vantaggi offerti dai CSP.

