Iperconvergenza: cos'è e come investire al meglio nel 2023

Il modo più semplice per comprendere cosa sia l’iperconvergenza è partire dal suo funzionamento: server, storage e software di virtualizzazione convergono in un unico oggetto o sistema, a cui viene dato il nome di appliance e che viene gestito da un unico programma. In pratica, un’infrastruttura iperconvergente non è altro che un sistema software-defined che combina tutti gli elementi tipici del data center, facendoli convergere su un solo livello di hypervisor. Già da questa definizione è possibile dedurre come le caratteristiche peculiari - e possiamo già sottolineare “vincenti” - di un’infrastruttura iperconvergente (HCI - Hyper Converged Infrastructure) siano la semplificazione e la flessibilità 

 

Iperconvergenza: gli obiettivi 2023 per il CFO 

Ai CFO, nel loro nuovo ruolo di principali attori della trasformazione, viene spesso richiesto di rinnovare, alle volte anche completamente, la struttura dei data center aziendali al fine di incrementare prestazioni e acquisire maggiore flessibilità nelle fasi di crescita. Si tratta di progetti che richiedono un forte dispendio economico e che possono trovare nell’infrastruttura iperconvergente una valida alternativa a soluzioni più costose per entrambe queste richieste, grazie alla loro facilità di aggiornamento e di espansione, e alla possibilità di aggiungere nuovi nodi aumentando in tal modo le prestazioni complessive. A ribadirlo è una ricerca condotta da Gartner: “entro il 2023, il 40% di tutti i carichi di lavoro aziendali sarà distribuito nell'infrastruttura cloud e nei servizi di piattaforma, rispetto al 20% del 2020” (Fonte: Gartner - Predicts 2021: Cloud and Edge Infrastructure).  

Gli obiettivi per i CFO da qui al 2023 sono quindi chiari:  

  • Ricerca di nuove e più performanti tecnologie che consentano di rispondere rapidamente alle necessità applicative e ai requisiti di business;

  • Adozione di soluzioni che consentano il contenimento dei costi sfruttando flessibilità e scalabilità; 
  • Diffusione, all’interno dell’azienda, della cultura del cambiamento digitale, ottimizzando la struttura organizzativa degli specialisti cloud e favorendo con mirati investimenti la revisione dei processi aziendali.  

Il Piano di Ripresa e Resilienza (PNRR) a questo proposito offre un’occasione forse unica per favorire e sostenere tutti questi obiettivi, grazie ai 49,2 miliardi di euro a disposizione delle aziende per i loro investimenti in innovazione digitale. Per i CFO si tratta di una potente risorsa che consente alle aziende di affacciarsi alle sfide del 2023 con rinnovata energia e capacità di resilienza.  

 

Iperconvergenza: come funziona 

Come accennato, una piattaforma iperconvergente è costituita dall’integrazione di componenti software virtualizzati: storage, compute, networking e system automation. Tutto questo viene a creare un unico nodo, gestito da una sola interfaccia utente e da un solo programma. L’analisi operata dal software di virtualizzazione permette di raggruppare le risorse per poi assegnarle, tramite una allocazione dinamica, alle applicazioni in esecuzione su macchine virtuali. È utile ricordare come un server tradizionale sfrutti meno del 15% delle proprie capacità operative, mentre le soluzioni di virtualizzazione consentono di utilizzare un numero nettamente inferiore di risorse, con un conseguente risparmio energetico e riduzione del TCO (Total Cost of Ownership) e diminuzione dei tempi di inattività. Tutti obiettivi richiesti ai CFO al momento di operare scelte in campo di rinnovamento delle infrastrutture IT.  

 

Iperconvergenza: 5 ottimi motivi per investire  

Durante tutto il passaggio evolutivo dei data center, dai sistemi legacy, fortemente ancorati alla priva fase di sviluppo dei data center, a quelli integrati prima, e convergenti poi, per arrivare infine a quelli iperconvergenti, si è sempre cercato l’equilibrio tra prestazioni, scalabilità e costi di implementazione e gestione. Finalmente, con l’iperconvergenza di ultima generazione, il risultato sembra essere stato raggiunto.   

Non a caso le previsioni da qui al 2023 vedono il mercato delle soluzioni HCI in forte crescita. Secondo una ricerca di MarketsAndMarkets nel 2023 verranno superati i 17 miliardi di dollari, raddoppiando di fatto quanto realizzato nel 2020 (7.8 miliardi), con una previsione per il 2025, a 27,1 miliardi (CAGR 28%).  

Tra le valide motivazioni che possono convincere i CFO a investire nelle soluzioni iperconvergenti, c’è sicuramente la necessità di potenziare le architetture ibride a propria disposizione, quasi sempre configurate su multi-cloud e on-premise. L’iperconvergenza consente comunque di salvaguardare in parte gli investimenti operati in precedenza, sicuramente uno degli aspetti più graditi ai responsabili finanziari.  

Ma vediamone in dettaglio alcuni aspetti significativi:  

  • Viene aumentato il livello di efficienza dell’infrastruttura. Vengono abbattuti o comunque ridotti i silos di storage e computing, con una diminuzione degli sprechi di banda e una migliore gestione delle risorse. Riduzione anche degli spazi e conseguente risparmio energetico incrementano la sostenibilità della soluzione e dell’impresa nel suo complesso.  
  • Maggiore efficienza si traduce anche in migliori performance, requisiti importanti, per esempio, nel campo di distribuzione di servizi mobile o in quelli di accesso contemporaneo a risorse condivise come sta avvenendo ora per grandi aziende in smartworking. Le piattaforme HCI consentono di riutilizzare eventualmente anche alcuni asset IT già di proprietà dell’azienda. 
  • Anche la gestione del backup e il lato security sono facilitati anche in caso di disaster recovery, due aspetti fondamentali per ogni responsabile IT. La frammentazione dei dati, on-premise oppure in cloud, comporta a un incremento delle probabilità che queste informazioni vadano perse o corrotte. L’iperconvergenza ne facilita invece la gestione e incrementa la protezione del dato, un po’ come avere la sicurezza offerta da un cloud privato ma con tutta la flessibilità e scalabilità del cloud pubblico. 
  • Configurazione semplificata, vengono richiesti meno addetti per il controllo dell’infrastruttura IT e anche le competenze necessarie sono inferiori rispetto al passato. I costi di gestione del personale vengono, dunque, ridotti non necessitando più di specialisti dedicati lato storage e computing. Tutta la governance dell’infrastruttura può essere gestita con un numero di risorse limitato.  
  • L’elevata scalabilità, grazie all’aggiunta o riduzione di nuovi nodi, permette di adattarsi più velocemente alle eventuali domande dell’azienda, soddisfacendo in tal modo fasi produttive o di distribuzione in precisi momenti dell’anno. Nel caso dell’Iperconvergenza, si ha una minore complessità di configurazione che porta di conseguenza a un migliore deployment delle applicazioni e una riduzione del time to market per il rilascio di eventuali nuovi servizi e prodotti.  
  • Semplificazione del processo d’acquisto one-stop-shop. In una soluzione iperconvergente, tutta l’infrastruttura è preinstallata ed è pronta a funzionare dopo pochi minuti. Di norma distribuita da un solo vendor (single point of contact), permette un calo dei costi di fornitura e di assistenza.  

In sintesi, i sistemi iperconvergenti sono più efficienti, scalabili e portano un risparmio economico anche grazie all’impiego di tecnologie commodity disponibili a costi inferiori rispetto a quanto avveniva con sistemi legacy ed integrati. Per il management diventa quindi più semplice preparare piani di sviluppo ed espansione rispettando al contempo i budget e le esigenze di business.

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